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  1. Il polarizzatore
  2. Le modalità di esposizione
  3. La coppia è diventata un triangolo
  4. A ciascuno il suo ombrello
  5. One light portrait “Leibovitz style”
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Managing Director at APROMASTORE

Il polarizzatore

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PUBBLICATO IL: 24 agosto 2017

In due precedenti articoli – Filtri a densità neutra e Filtri a densità neutra – parte 2 – abbiamo già sfatato il mito che Photoshop possa simulare qualsiasi filtro.
Sono certamente molti gli effetti che il nostro programma di fotoritocco preferito è in grado di generare, ma non quelli che hanno diretta influenza sullo scatto. Tra questi i filtri ND che abbiamo già analizzato ed il polarizzatore.



Per meglio capire a cosa può servire nella pratica il polarizzatore è necessaria una breve premessa tecnica.
La luce è una radiazione elettromagnetica composta da onde che “vibrano” su infiniti piani.

 

 

L’angolo di oscillazione varia nel corso della giornata, a seconda della posizione del sole e anche a seconda del materiale su cui la luce eventualmente si riflette (plastica, metallo, acqua, ecc.). Il nostro occhio, però, è sensibile solo alla frequenza della radiazione, ma non all’orientamento delle sue oscillazioni pertanto, qualunque sia il loro angolo, riuscirà a rilevare solamente la presenza di luce e il suo colore.

Possiamo immaginare il filtro polarizzatore come un setaccio, composto da tante sottili fessure, in grado di far passare solo la componente di luce che, in quel momento, sta vibrando sullo stesso piano delle fessure.

Ecco perché solo alcune zone dell’immagine saranno influenzate dalla presenza del polarizzatore, mentre altre rimarranno pressoché invariate.
A differenza di quanto accade con tutti gli altri filtri, per consentirci di scegliere il piano da “setacciare”, il polarizzatore dispone di una montatura circolare che potremo ruotare fino ad ottenere, nel mirino, l’effetto desiderato.


RIDURRE I RIFLESSI SU SUPERFICI TRASPARENTI

Grazie alla sua capacità di selezionare la componente luminosa da lasciare passare, il polarizzatore è in grado di ridurre i riflessi, a volte quasi sino ad eliminarli del tutto, che si creano sulle superfici trasparenti come vetro e acqua, consentendoci di “vedere attraverso” la superficie.
Non dimentichiamoci che l’efficacia dipende da numerosi fattori: l’angolo di incidenza della luce, l’angolo di ripresa, il materiale su cui la luce si riflette.

 

 

 

Come esempio, ecco due scatti ad uno stagno di montagna, eseguiti in rapida successione. Nell’immagine senza polarizzatore (primo scatto) il riflesso lattiginoso non ci consente una buona visione di ciò che è presente sotto il pelo dell’acqua. Nello scatto eseguito con il polarizzatore (seconda immagine) riusciamo ad individuare con maggior chiarezza i piccoli girini.

SATURARE IL CIELO

Il polarizzatore è un filtro che trova ampia applicazione nella fotografia di paesaggio per migliorare l’impatto delle immagini. Sfruttando ancora una volta la sua capacità di lasciar passare solo una parte della luce ambiente (quella polarizzata sul suo stesso piano), ruotando il polarizzatore, è possibile ridurre la luminosità del cielo, saturandolo ed aumentando così il contrasto della scena.

Questo fenomeno è più evidente nelle giornate limpide, con il sole posizionato lateralmente alla nostra direzione di ripresa mentre con il sole alle spalle, o nelle giornate di foschia, l’effetto è molto meno apprezzabile. La ciliegina sulla torta è rappresentata dalla presenza di nuvole bianche nel cielo azzurro. La luce proveniente da queste ultime non risente dell’effetto polarizzante del filtro, contribuendo così ad aumentare il contrasto della scena e offrendo così un effetto decisamente scenografico.

 

 

 

Il polarizzatore

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